27 giugno 2014 News

Droga: “26 giugno: affrontare le dipendenze significa guerra alle mafie”

XVIII Giornata Mondiale di Lotta alla Droga

È tempo di crisi e le emergenze si susseguono, si inseguono e si sovrappongono. La disoccupazione giovanile e il drop out dal mondo del lavoro degli ultra cinquantenni sembra che impediscano la speranza; corruzione politico amministrativa che toglie il respiro; debito pubblico in aumento; aumento dei nuovi poveri; sbarchi sempre più numerosi in un’Europa che assume le vesti di un nuovo Pilato: questi sono gli argomenti all’ordine del giorno e in questo scenario, quasi apocalittico, sembra che sia  scomparso dalle agende politiche, e quindi dalle emergenze sociali, il problema delle dipendenze patologiche, nonostante si assista ad un aumento dell’alcolismo, dell’uso delle sostanze psicotrope, alla presenza dilagante del gioco d’azzardo, e a sempre nuove dipendenze comportamentali che sono la faccia perversa di una società supertecnologica.

Si ha l’impressione che fra gli ultimi esistono quelli che sono ancora più ultimi, ed è come se non ci fosse un limite all’ “esclusione”  da questa società.

Sappiamo, inoltre, che la dipendenza patologica è terra di contatto e di confine tra le mafie che, sulle fragilità di una società sempre più additiva, fanno affari, e le famiglie che si presentano in uno stato sempre maggiore di affanno nella sfida educativa che i giovani di questa società ci propongono.

Affrontare le dipendenze significa, da una parte, guerra alle mafie (e su questo notiamo un impegno notevole della magistratura e della Chiesa); dall’atra parte significa aiutare e sostenere le famiglie nelle attuali difficoltà  a sopravvivere e, soprattutto,  educare.

Ma significa anche dare la possibilità della cura alle persone che, nelle dipendenze, sono scivolate.

A fronte di questa dimenticanza, è sotto gli occhi di tutti la sofferenza delle comunità terapeutiche, perché i tagli alla sanità sono stati tagli lineari in cui rami secchi e virgulti sono stati tagliati ugualmente. La spesa sanitaria deve ridursi anche a scapito dell’aiuto dato e da dare a questi “ultimi”.

La prevenzione delle dipendenze, in una crisi economica di tale portata, è diventata  perciò, un optional  e, siccome sappiamo bene che non può essere educazione frontale ma impegno educativo verso i ragazzi , questa non viene sostenuta a nessun livello, ma è lasciata in mano a volontari  di “ buona volontà”.

E allora, cos’è che dovremmo celebrare in questo 26 giugno!?!  L’orribile silenzio in cui tale problema è caduto? La negazione  di un problema con il nostro volgere lo sguardo altrove facendo finta che non ci sia? La mancata attenzione agli uomini e alle donne in difficoltà? La chiusura delle comunità? … Eppure, in questa giornata, noi celebriamo le battaglie e le vittorie e le sconfitte dei ragazzi, degli uomini e delle donne che bussano alle porte di queste maltrattate  comunità. Non una moltitudine informe, senza nome e senza volto, ma volti e nomi da noi accolti, conosciuti, e aiutati, con i quali costruiamo, continuamente, percorsi di amicizia, liberazione, giustizia, solidarietà e reciprocità.

Ci piacerebbe una società che sappia riconoscere i nomi,  essenza della persona, dei caduti sul lavoro, delle persone sbarcate sui nostri lidi, dei nuovi poveri, di tutti gli emarginati; una società che non faccia degli ultimi gli oggetti di una politica del welfare ma soggetti attivi della ricostruzione della dignità umana.

La nostra è una società che onora il potente di turno anche se corrotto e non sa, invece, costruire percorsi che, partendo dalle nostre fragilità, diventino forza sociale di cambiamento e di giustizia. Quindi il 26 giugno noi celebriamo la battaglia per un mondo più giusto, onesto, aperto, solidale, che sappia costruire percorsi di reciprocità all’interno di profonde differenze individuali, con l’obiettivo di abitare questa terra con pari dignità, spinti dal potente motore che  dà  il desiderio della giustizia.  Auguriamo a tutti noi che operiamo in questo settore di resistere e a tutti i cittadini della nostra società la possibilità di dire: I care!

Sac Mimmo Battaglia – Presidente FICT